Una, secondo me, assurda sentenza della Cassazione:
Non commette reato il libero professionista iscritto all’Albo che utilizza programmi informatici “pirata”. La Corte di Cassazione opera un distinguo tra imprese e studi professionali nell’utilizzo di software privi di licenza: gli iscritti all’Albo non sarebbero perseguibili, aziende e imprenditori invece sì
Gli studi professionali hanno dalla loro uno storico precedente: la sentenza n.49385 della Corte di Cassazione, depositata il 22 ottobre 2009.
Mentre le prime commettono reato in quanto i loro scopi sono esplicitamente a fini di lucro, le seconde godono di attenuanti, poiché ascrivibili alle “professioni intellettuali” – che prevedono iscrizione ad un albo e non prevedono attività di tipo “industriale”.
Via PMI.it












